Le Bon, Psicologia delle folle – I libri di storia sono opere d’immaginazione

«[…] I trattati di logica includono l’unanimità delle testimonianze nella categoria delle prove piú decisive per stabilire l’esattezza d’un fatto. Ma ciò che sappiamo sulla psicologia delle folle dimostra quanto quei trattati s’illudano. Gli avvenimenti di cui è piú lecito dubitare sono proprio quelli osservati da un gran numero di persone. Dire che un fatto è stato simultaneamente constatato da migliaia di testimoni equivale a dire che il fatto reale è, in generale, assai diverso da come viene descritto.

Da ciò che precede si deduce con chiarezza che i libri di storia devono essere considerati opere di pura immaginazione. Sono racconti fantastici d’eventi male osservati, accompagnati da spiegazioni inventate a cose fatte. Se il passato non ci avesse lasciato in eredità le opere letterarie e artistiche e i monumenti, non conosceremmo nulla della sua realtà. Conosciamo forse una sola parola veritiera sulla vita dei grandi uomini ch’ebbero una parte preponderante nella storia dell’umanità, come Ercole, Buddha, Gesú o Maometto? Molto probabilmente no. D’altra parte, la loro esatta biografia c’interessa poco. Coloro che impressionarono le folle furono eroi leggendari e non reali.

Purtroppo, le leggende in sé stesse non hanno alcuna consistenza. L’immaginazione delle folle le trasforma incessantemente, secondo le epoche e soprattutto secondo le razze. Il Geova sanguinario della Bibbia è ben lontano dal Dio d’amore di santa Teresa, e il Buddha adorato in Cina non ha piú nulla in comune con quello venerato in India.

Non occorre nemmeno che sopra agli eroi passino i secoli perché la leggenda sia trasformata dall’immaginazione delle folle. La trasformazione si compie a volte in qualche anno. Abbiamo visto, ai giorni nostri, la leggenda d’uno dei piú grandi eroi della storia modificarsi piú volte in meno di cinquant’anni. Sotto i Borboni, Napoleone divenne una sorta di personaggio idilliaco, filantropo e liberale, amico degli umili che, al dire dei poeti, dovevano serbare a lungo la fiaccola del suo ricordo sotto il moggio. Trent’anni dopo, il mite eroe era diventato un despota sanguinario, usurpatore del potere e della libertà, che aveva sacrificato tre milioni d’uomini alla sua sola ambizione. Adesso, la leggenda si sta ancora trasformando. Quando decine di secoli saranno trascorsi, i futuri studiosi, in presenza di queste contraddittorie versioni, dubiteranno forse dell’esistenza dell’eroe come noi dubitiamo a volte di quella di Buddha, e vedranno in lui un qualche mito solare, o uno sviluppo della leggenda d’Ercole. Senza dubbio si consoleranno facilmente, in tanta incertezza, giacché, meglio iniziati di noi alla psicologia delle folle, sapranno che la storia può eternare soltanto dei miti

Gustave Le BonPsicologia delle folle (1895)

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