Le Bon – Governare vuol dire impressionare l’immaginazione delle folle

«L’immaginazione figurativa delle folle […] è in grado di ricevere impressioni profonde. Le immagini evocate da un personaggio, da un avvenimento, da un incidente, quasi acquistano la vivacità delle cose reali. Le folle si trovano pressappoco nelle condizioni del dormiente, le cui facoltà razionali, momentaneamente sospese, lasciano nascere nella mente immagini d’estrema intensità, che presto si dissiperebbero se intervenisse la riflessione. Le folle, essendo incapaci sia di riflettere sia di ragionare, non distinguono l’inverosimile: orbene, le cose piú inverosimili sono generalmente quelle che colpiscono di piú l’immaginazione.

Ecco perché il lato meraviglioso o leggendario degli eventi è quello che piú colpisce le folle. Il meraviglioso e il leggendario sono, in effetti, i veri sostegni d’una civiltà. Nella storia, l’apparenza ha sempre avuto un ruolo molto piú importante della realtà. L’irreale predomina sul reale.

[…] i grandi uomini di Stato di tutte le epoche e di tutti i Paesi, compresi i despoti piú assoluti, hanno considerato l’immaginazione popolare come il sostegno del loro potere. Non hanno mai tentato di governare senza di essa. “Ho concluso la guerra di Vandea facendomi cattolico”, diceva Napoleone al Consiglio di Stato. “Facendomi musulmano ho conquistato l’Egitto. Facendomi ultramontano ho guadagnato il favore dei preti in Italia. Se governassi un popolo d’ebrei, ricostruirei il tempio di Salomone.” Forse mai, dai tempi d’Alessandro e di Cesare, un grand’uomo aveva capito meglio di lui che cosa si doveva fare per impressionare l’immaginazione delle folle. E infatti si preoccupò sempre di far colpo sulla gente: durante le battaglie, durante i discorsi, in tutti i suoi atti. Se ne preoccupò perfino sul letto di morte.

Che cosa fare per impressionare l’immaginazione delle folle? Lo vedremo presto. Diciamo fin d’ora che le argomentazioni destinate all’intelligenza e alla ragione non raggiungerebbero lo scopo. Antonio non ebbe bisogno d’una retorica sapiente per sollevare il popolo contro gli assassini di Cesare. Gli bastò leggere il testamento di lui e mostrarne il cadavere.


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Shakespeare, Giulio Cesare – Bruto vs Antonio e la retorica politica


Tutto ciò che colpisce le folle si presenta sotto forma d’un’immagine impressionante e precisa, priva d’interpretazioni accessorie, ma arricchita magari da un qualche fatto meraviglioso: una grande vittoria, un grande miracolo, un grande delitto, una grande speranza. […] Cento piccoli delitti, o cento piccoli incidenti, non colpiranno affatto l’immaginazione delle folle, mentre un grosso delitto, una sola catastrofe, la colpiranno profondamente anche se le conseguenze saranno infinitamente meno gravi di quelle dei cento piccoli incidenti presi assieme. La grande epidemia d’influenza che uccise a Parigi 5.000 persone in qualche settimana colpí ben poco l’immaginazione popolare. Questa vera ecatombe non si tradusse, infatti, in un’immagine visiva, ma unicamente nelle indicazioni statistiche dei giornali. Un incidente, invece, che avesse fatto perire 500 persone anziché 5.000, nello stesso giorno, sulla pubblica via, e grazie a un incidente ben visibile – per esempio il crollo della torre Eiffel – avrebbe prodotto sull’immaginazione popolare un’impressione immensa. […]

Non sono dunque i fatti in sé stessi che colpiscono l’immaginazione popolare, ma il modo in cui si presentano. Questi fatti devono produrre per condensazione, se cosí posso esprimermi, un’immagine avvincente che riempia e ossessioni la mente. Conoscere l’arte d’impressionare l’immaginazione delle folle vuol dire conoscere l’arte di governare.»

— Gustave Le Bon, Psicologia delle folle (1895)

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