Today I Re-Watched: No Country for Old Men (Joel & Ethan Coen, 2007)

No Country for Old Men (dir. Joel & Ethan Coen, 2007)

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“The kind of apocalyptic moral judgments made in No Country for Old Men represents, I think, a sort of falling away on McCarthy’s part.” —Harold Bloom

Score: 8+ to 8½ out of 10.

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Ralph Waldo Emerson on Friendship, Conversation, and Good Company

“[Friendship] cannot subsist in its perfection, say some of those who are learned in this warm lore of the heart, betwixt more than two. … I find this law of one to one peremptory for conversation, which is the practice and consummation of friendship. … You shall have very useful and cheering discourse at several times with two several men, but let all three of you come together, and you shall not have one new and hearty word. Two may talk and one may hear, but three cannot take part in a conversation of the most sincere and searching sort. In good company there is never such discourse between two, across the table, as takes place when you leave them alone. In good company, the individuals merge their egotism into a social soul exactly co-extensive with the several consciousnesses there present. No partialities of friend to friend, no fondnesses of brother to sister, of wife to husband, are there pertinent, but quite otherwise. Only he may then speak who can sail on the common thought of the party, and not poorly limited to his own. Now this convention, which good sense demands, destroys the high freedom of great conversation, which requires an absolute running of two souls into one.

No two men but being left alone with each other enter into simpler relations. Yet it is affinity that determines which two shall converse. Unrelated men give little joy to each other; will never suspect the latent powers of each. We talk sometimes of a great talent for conversation, as if it were a permanent property in some individuals. Conversation is an evanescent relation, — no more. A man is reputed to have thought and eloquence; he cannot, for all that, say a word to his cousin or his uncle. They accuse his silence with as much reason as they would blame the insignificance of a dial in the shade. In the sun it will mark the hour. Among those who enjoy his thought, he will regain his tongue.”

Ralph Waldo Emerson, “Friendship” (1841)

Top 40 Books I Read in 2016

40. Marcella Mariotti, La lingua giapponese, 2014

39. Film Crit Hulk, Screenwriting 101, 2013

38. Sandra Newman & Howard Mittelmark, How Not to Write a Novel, 2008

37. John Truby, The Anatomy of Story: 22 Steps to Becoming a Master Storyteller, 2007

36. Plato, Crito, 4th century BC

35. Luciano Canepari & Francesca Miscio, Japanese Pronunciation & Accents: Geo-social Applications of the Natural Phonetics & Tonetics Method, 2016

34. Bryan Lee O’Malley, Seconds, 2014

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33. Thomas Bernhard, Old Masters: A Comedy, 1985

32. Ödön von Horváth, Youth Without God, 1937

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31. John N. Gray, The Silence of Animals: On Progress and Other Modern Myths, 2013

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Le Bon – Governare vuol dire impressionare l’immaginazione delle folle

«L’immaginazione figurativa delle folle […] è in grado di ricevere impressioni profonde. Le immagini evocate da un personaggio, da un avvenimento, da un incidente, quasi acquistano la vivacità delle cose reali. Le folle si trovano pressappoco nelle condizioni del dormiente, le cui facoltà razionali, momentaneamente sospese, lasciano nascere nella mente immagini d’estrema intensità, che presto si dissiperebbero se intervenisse la riflessione. Le folle, essendo incapaci sia di riflettere sia di ragionare, non distinguono l’inverosimile: orbene, le cose piú inverosimili sono generalmente quelle che colpiscono di piú l’immaginazione.

Ecco perché il lato meraviglioso o leggendario degli eventi è quello che piú colpisce le folle. Il meraviglioso e il leggendario sono, in effetti, i veri sostegni d’una civiltà. Nella storia, l’apparenza ha sempre avuto un ruolo molto piú importante della realtà. L’irreale predomina sul reale.

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Le Bon, Psicologia delle folle – I libri di storia sono opere d’immaginazione

«[…] I trattati di logica includono l’unanimità delle testimonianze nella categoria delle prove piú decisive per stabilire l’esattezza d’un fatto. Ma ciò che sappiamo sulla psicologia delle folle dimostra quanto quei trattati s’illudano. Gli avvenimenti di cui è piú lecito dubitare sono proprio quelli osservati da un gran numero di persone. Dire che un fatto è stato simultaneamente constatato da migliaia di testimoni equivale a dire che il fatto reale è, in generale, assai diverso da come viene descritto.

Da ciò che precede si deduce con chiarezza che i libri di storia devono essere considerati opere di pura immaginazione. Sono racconti fantastici d’eventi male osservati, accompagnati da spiegazioni inventate a cose fatte. Se il passato non ci avesse lasciato in eredità le opere letterarie e artistiche e i monumenti, non conosceremmo nulla della sua realtà. Conosciamo forse una sola parola veritiera sulla vita dei grandi uomini ch’ebbero una parte preponderante nella storia dell’umanità, come Ercole, Buddha, Gesú o Maometto? Molto probabilmente no. D’altra parte, la loro esatta biografia c’interessa poco. Coloro che impressionarono le folle furono eroi leggendari e non reali.

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John Crowley, Little Big oder Das Parlament der Feen, 1.1.1 – Von Irgendwo nach Anderswo

John Crowley

Little Big
oder
Das Parlament der Feen

Aus dem Amerikanischen von Thomas Lindquist


← Incipit

Von Irgendwo nach Anderswo

Obwohl er sein Zimmer in der Großen Stadt früh morgens verlassen hatte, war es nun schon Mittag, bevor er auf einem kaum begangenen Fußgängersteig die große Brücke überquert hatte und hinausgelangt war in die Ansiedlungen nördlich vom Fluss, die wohl eigene Namen, doch keine eigenen Grenzen hatten. Den Nachmittag lang kämpfte er sich durch diese Stadtviertel mit ihren indianischen Namen, meist nicht imstande, dem direkten Weg zu folgen, auf dem sich der mächtige, ununterbrochen fließende Verkehrsstrom breitmachte; er durchwanderte Stadtviertel um Stadtviertel, lugte in Hinterhöfe und Ladenfenster. Er sah wenige Fußgänger, nicht einmal Anwohner, aber immerhin einige Kinder auf Fahrrädern; er versuchte sich ihr Leben in diesen Wohngegenden vorzustellen, die ihn trostlos vorstädtisch anmuteten, wenn auch die Kinder ganz fröhlich waren.

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John Crowley – Little, Big (Piccolo, grande o il Parlamento delle Fate) – Incipit

John Crowley

PICCOLO, GRANDE
o,
Il Parlamento delle Fate

Traduzione di Matteo Marini


Per Lynda
che prima lo seppe
con l’affetto dell’autore.


Poco tempo dopo, ricordando l’origine terrena dell’uomo, «polvere tu sei e in polvere tornerai», si divertivano a credersi bolle di terra. Quand’eran da soli nei campi, e nessuno li vedeva, solevan saltellare toccando il suolo il piú leggermente possibile e gridando «Siamo bolle di terra! Bolle di terra! Bolle di terra!».

— Flora Thompson, Lark Rise


Libro uno
EDGEWOOD


I

Gli uomini sono uomini, ma l’Uomo è una donna.
— Chesterton

Un certo giorno di giugno del 19—, un giovane stava camminando verso nord dalla grande Città a un paese o luogo di nome Edgewood¹, del quale gli avevan parlato, ma che non aveva mai visto. Si chiamava Smoky Barnable, e stava andando a Edgewood per sposarsi; il fatto che viaggiasse a piedi era una delle condizioni impostegli per poter venire.


¹ «Bordobosco», «Bosconfine» o «Boscorlo».